L’osteonecrosi dei mascellari da bifosfonati

L’osteonecrosi da bifosfonati  è una malattia che è stata scoperta abbastanza di recente (i primi articoli che ne parano sono stati pubblicati nel 2002) e non la si può neanche considerare una vera propria malattia: sia perchè  è  molto simile alla  Necrosi dei mascellari da fosforo,  sia perchè è  a tutti gli effetti  un risultato secondario della tossicità ossea dei bifosfonati.

Questa malattia si riscontra come una condizione caratterizzata dall’esposizione dell’osso della mandibola o del mascellare  che dura per più di otto settimane in un paziente che sia stato o sia ancora in trattamento con un farmaco della classe dei Bifosfonati somministrati per via endovenosa e che non abbia subito una radioterapia  mirata alle ossa precedentemente citate. La lesione può risultare sia dolorosa, sia asintomatica. La malattia appare dal punto di vista clinico come una spontanea esposizione dell’osso alveolare  recante segni di necrosi oppure come una necrosi del medesimo osso a seguito di un qualsiasi intervento di chirurgia orale ( un’estrazione di un dente, un posizionamento di un impianto, un’apicetomia  o un intervento di chirurgia parodontale). Fondamentale, per evitare l’insorgenza di questa malattia, è la tipologia di somministrazione dei bifosfonati e quali siano stati somministrati.

I bifosfonati somministrati  per via endovenosa sono quelli che causano la quasi totalità degli episodi di osteonecrosi. Essi sono Aredia (Pamindronato) e Zometa (Zoledronato) sono utilizzati per il controllo delle lesioni metastatiche da cancro alla mammella, o mieloma multiplo, o cancro alla prostata, al rene o ai polmoni. Essi data la loro lunga emivita, più di 10 anni, all’internodelle ossa sono i veri responsabili dell’osteonecrosi dei mascellari andando ad inibire gli osteoclasti dal loro ruolo nella rigenerazione ossea.
Invece non ci sono evidenze che l’uso routinario di bifosfonati  per via orale  per il trattamento o la prevenzione dell’osteoporosi aumenti il rischio di osteonecrosi della mandibola e infatti l’uso di bifosfonati nei casi appropriati non deve essere per nulla scoraggiato. Questi farmaci utilizati per il trattamento dell’osteoporosi sono tutti quelli a base di : Alendronato, Residronato e Ibadronato Tuttavia, è raccomandato effettuare ogni intervento chirurgico orale necessario prima di iniziare la terapia con bifosfonati e di promuovere una particolare igiene orale mentre  i pazienti sono in trattamento con questa famiglia di farmaci.

L’osteonecrosi della mandibola risulta spesso asintomatica per lunghi periodi. I sintomi tendono a svilupparsi insieme con il manifestarsi dei segni, nonostante  il dolore possa precederli. L’osteonecrosi della mandibola di solito si presenta con dolore e scarico purulento dall’osso esposto della mascella o più frequentemente della mandibola Si possono generare tanto fistole intraorali quanto extraorali e spesso risultano coinvolti anche denti e gengive.
L’osteonecrosi della mandibola viene diagnosticata quando l’osso necrotico esposto è presente nel mascellare superiore o inferiore per almeno 8 settimane.

Una volta diagnosticata l’osteonecrosi della mandibola è difficile da trattare e deve essere gestita da un chirurgo orale con esperienza nel trattamento di osteonecrosi.
Il trattamento consiste in uno sbrigliamento limitato, a seguito di una  terapia antibiotica, e di risciacqui orali con colluttorio contenente clorexidina allo 0,2% La resezione chirurgica della zona interessata può peggiorare la condizione e non deve assolutamente essere il trattamento iniziale.